Ascoli e dintorni

Centro geografico ed amministrativo della provincia è rappresentato dal capoluogo Ascoli Piceno. Costruita tra due corsi d’acqua, alla confluenza del Tronto con il Castellano, ha origini antichissime. Le fonti attribuiscono la sua fondazione ad un gruppo di Sabini trasferitisi in questa fortezza naturale tra l’VIII e il VI sec. a.C., dando origine al popolo dei Piceni, di cui Ascoli divenne capitale. Conquistata dai Romani nel 268 a.C. proprio ad Ascoli si dette il via alla Guerra Sociale conclusasi due anni più tardi con la distruzione della città ad opera di Pompeo Strabone., ma con l’acquisizione della cittadinanza romana per tutti i popoli italici. Durante il dominio romano la città si schierò con Cesare durante la guerra civile ed è proprio di questo periodo, anche se completato poi in età augustea, l’impianto urbanistico della città. Di quell’epoca rimangono i resti di un tempio corinzio (chiesa di San Gregorio), di uno ionico (chiesa di san Venanzio), un teatro, una porta (porta Romana) e un ponte (ponte di Solestà). L’importante via Salaria, che dall’epoca romana univa il Tirreno con l’Adriatico, entrava nella città da Porta Romana, confluiva nel foro (oggi piazza del Popolo e piazza Arringo) e proseguiva verso il mare uscendo dalla città dal ponte di Cecco.

Nel secolo IV la città fu evangelizzata dal vescovo Emidio, originario di Treviri, che venne martirizzato. Divenuto patrono della città, le sue spoglie vennero traslate nella Cattedrale, dove ogni anno vengono visitate da migliaia di fedeli soprattutto perché il suo culto è associato alla protezione dai terremoti.

Nel 578 a città venne espugnata dai Longobardi, guidati da Faroaldo, ed inglobata nel ducato di Spoleto. Solo con l’arrivo di Carlo Magno, nel 774, la città passò sotto il dominio della Chiesa. Durante questo periodo la città fu governata dai vescovi conti. Nel 1242 la città venne nuovamente espugnata, questa volta dalle truppe di Federico II. Fu proprio l’imperatore svevo ad abbattere metà delle torri cittadine, però allo stesso tempo concesse alla città il permesso di costruire un porto alla foce del fiume Tronto, nella zona dell’attuale Porto d’Ascoli. Questa concessione scatenò le ire della vicina città di Fermo che vantava il controllo della zona. Le ostilità si protrassero per circa tre secoli finché non ci fu l’interessamento di San Giacomo della Marca che con le sue ambascerie, nel 1450, fece riunire le due città in una Confederazione.

Il XIV secolo fu un periodo difficile per la città di Ascoli coincidente con il dominio delle Signorie e la lotta interne tra guelfi e ghibellini. Il momento peggiore fu durante la dittatura di Galeotto Malatesta che, chiamato per difendere la città dalle truppe fermane, ne divenne il tiranno finché cacciato da una rivolta popolare.

Nel 1482 la città di Ascoli ottenne la Libertas Ecclesiatica per poi tornare quasi precipitosamente sotto l’ala protettiva della Santa Sede già nel 1502.

Altri cambiamenti sul fronte politico si ebbero solo nel Settecento con l’ondata rivoluzionaria che attraversò l’Europa. Le truppe napoleoniche arrivarono in città nel 1799 ed Ascoli entrò a far parte del Dipartimento del Tronto. In quel periodo si formarono diverse bande di briganti appoggiate dalla Chiesa che seminarono il panico nella zona. Ritornata nel 1815 sotto il dominio della Chiesa, nel 1860, con l’Unità d’Italia la città di Ascoli fu dichiarata capoluogo di una delle quattro province marchigiane.

Durante la seconda guerra mondiale Ascoli dovette subire la repressione tedesca innescata dagli eventi dell’8 settembre 1943. Nel dopoguerra la città ha subito un radicale cambiamento dovuto alla massiccia industrializzazione ed al conseguente aumento della popolazione.

Principale caratteristica di Ascoli Piceno è la particolarità data dai suoi monumenti, tutti costruiti con il travertino proveniente dalle vicine cave di San Marco e Rosara. Principali, tra questi, si ricordano la famosa piazza del Popolo, salotto della città, contornata dal palazzo dei Capitani (sec. XIII), dalla chiesa di San Francesco (sec. XIII-XVI) e dall’elegante caffè Meletti, in stile liberty. Altra importante luogo di ritrovo è piazza Arringo dominata dall’imponente palazzo Arengo (XIII sec.), sede del Municipio e della Pinacoteca Civica, e dal Duomo (sec. XI, XIII) dedicato al patrono Sant’Emidio. Tra i monumenti meno importanti si ricordano il teatro romano, porta Gemina, la fortezza Pia, il ponte romano di Solestà, palazzo Malaspina, forte Malatesta e una miriade di altri palazzi e chiese disseminate lungo le rue del centro storico o nell’immediata periferia.

Uscendo dalla città di Ascoli e percorrendo una decina di chilometri verso est, si raggiunge Maltignano, il comune più meridionale delle Marche.

Storicamente Maltignano appare dopo la guerra sociale combattuta tra Ascoli alla guida dei popoli italici e Roma, tra il 90 e l’88 a.C. Con la vittoria di Roma, il Piceno passò alle dipendenze del Senato romano che vi istituì un duumvirato. Fu proprio un duumviro, Publio Maltino Basso, che diede il nome al territorio di Maltignano (ager maltineanus). Sulle carte il toponimo non comare prima del sec. VIII,grazie alla presunta donazione di Carlo Magno che ne fece una baronia capitolare. Il territorio rimase sotto il controllo del Capitolo della cattedrale ascolana fino al 1818. Il castello fu costruito probabilmente attorno all’anno mille, con l’esigenza di difendere il feudo. Nel sec. XVI, con la costruzione, attorno ad esso, delle prime case, il castello perse l’antica connotazione di baluardo di difesa e divenne parte integrande del caseggiato sviluppatosi in un più ampio cerchio di mura.

Oggi Maltignano conta circa 2500 abitanti distribuiti tra l’antico borgo, le moderne frazioni e la campagna circostante.

Confinante con Maltignano, troviamo il comune di Folignano. Il territorio si erge alle pendici della Montagna dei Fiori, in una zona di confine tra Marche ed Abruzzo. Fu proprio per questa particolare posizione dominante in un luogo di confine tra l’antico Stato della Chiesa ed il Regno di Napoli che Ascoli scelse queste zone per costruirvi due fortificazioni, Rocca di Morro (Castrum Murciae) e Castel Folignano, per la sorveglianza dei possedimenti Angioini, Svevi e Borboni.

I primi insediamenti, però, si fanno risalire all’Età del Ferro. Diverse, infatti sono state le necropoli ritrovate in zona. In età Romana i documenti parlano della presenza di un sito fortificato. Nel Medioevo, tra il e l’XI secolo, Castel Folignano è indicato con il nome di Castrum Fundanianum, che venne saccheggiato nel 1263 dai soldati del re Manfredi.

Oggi il Comune di Folignano conta circa 9000 abitanti gran parte residenti nella moderna frazione di Villa Pigna, molto vicina alla città di Ascoli.

Risalendo le colline verso nord, a pochi chilometri da Ascoli, s’incontra il comune di Appignano del Tronto. Il territorio si colloca in una zona prevalentemente agricola caratterizzata dalla presenza dei calanchi. Secondo la tradizione, il paese di Appignano fu fondato da una famiglia romana (Appia o Appiana) venuta a dimorarvi dopo la guerra sociale. Nel Medioevo Ascoli vi costruì un castello, per la lotta contro Fermo, che venne saccheggiato e distrutto dai Saraceni. Ricostruito, venne nuovamente saccheggiato dal conte Maginardo I che lo diede poi in feudo ai vescovi di Ascoli. Nuovamente ricostruito, per la sua buona posizione fu munito di forti mura e fortilizi e venne utilizzato come rifugio dai fuoriusciti ascolani. A seguito dei vari smottamenti del terreno e del graduale mutamento in centro abitato, del castello di Appignano del Tronto non vi è più traccia. Di notevole interesse è la chiesa di San Giovanni Battista (sec. XIV), che svetta sul caseggiato con il quattrocentesco campanile cuspidato alto 43 metri. All’interno dell’edificio sacro è conservato un reliquiario della croce ad opera dell’orafo Pietro Vannini ed una tavola di Simone De Magistris raffigurante la Pentecoste (1589).

Il territorio di Appignano del Tronto conta circa 2000 abitanti. Un tempo fiorente centro agricolo si è specializzato, oggi, nella coltivazione dell’ulivo.

Ridiscendendo le colline appignanesi verso il fiume Tronto, si giunge a Castel di Lama. Il nome è legato al torrente Lama, ad est del territorio, e al castello che dominava dalla collina il corso d’acqua e le importanti vie di comunicazione. Luogo ideale di residenza, accolse ville ed insediamenti romani. Presso l’antica fonte dell’Olmo, tra il 1206 e il 1258, sorse un monastero femminile cirstercenze. Successivamente, nello stesso luogo, venne edificato il castello di Lama feudo della famiglia Odoardi. Il libero Comune ebbe vita nel 1543 e partecipò alla seconda guerra del Tronto. La maggior parte delle ville signorili che caratterizzano il territorio vennero costruite nel XVIII-XIX secolo. Nel secondo dopoguerra, Castel di Lama ha avuto un enorme sviluppo commerciale ed abitativo arrivando a contare circa 8500 abitanti.