Da Ascoli al mare: le colline Picene

Il territorio che da Ascoli scende verso il mare è un susseguirsi di dolci colline armonicamente digradanti verso la costa adriatica. I loro dossi sono alternamente coperti da coltivi, vigneti ed olivi. Tortuose strade collegano i numerosi centri che costellano queste colline: piccoli o minuscoli centri ricchi di memorie storiche e di insospettate opere d’arte, quasi sempre dotati di impareggiabile fascino paesaggistico.

Un territorio, quello collinare, caratterizzato da amplissime vedute panoramiche , caratterizzate in alcuni punti, soprattutto tra Offida e Castignano, dal singolare e allo stesso tempo suggestivo fenomeno dei calanchi, causati dall’erosione ad opera delle acqua meteoriche.

Numerosi sono i centri che si susseguono ed arroccano in cima alle colline picene. Tra questi troviamo Castignano. Posta alle pendici del Monte Ascensione, Castignano sviluppa il suo territorio tra le colline picene ricoperte da terreni coltivati, vigneti ed ulivi. Il paese è ricco di storia ed ha avuto l’onore di regalare all’archeologia la più antica iscrizione italica finora ritrovata: la stele di Castignano. Un cippo di arenaria alto circa un metro con un alfabeto riconducibile all’area egeo-anatolica. La tradizione vuole che questa località conservi tracce della presenza dei cavalieri Templari.

Il principale centro collinare Piceno è senza dubbio Offida. Fu abitata dai Piceni, come dimostrato da numerosi reperti archeologici e successivamente conquistata dai romani. Nel periodo medievale ebbe un periodo di grande splendore, quando divenne sede di un castaldo. Nel 1039 il territorio venne donato, ad opera del longobardo Longino di Azzone, all’abbazia di Farfa. Fu proprio sotto i farfensi che Offida rifiorì dal punto di vista economico-sociale diventando un libero comune. Risalgono alla prima metà del Cinquecento le terribili lotte interne tra guelfi e ghibellini, causa della fine del libero Comune e del passaggio sotto il controllo della Chiesa. Nel 1799 Offida venne occupata temporaneamente dagli insorgenti contro l’occupazione francese e nel 1860 fu uno dei primi comuni marchigiani a sollevarsi contro lo Stato della Chiesa.

Oggi la cittadina di Offida è apprezzata soprattutto per la lavorazione del tombolo e per i pregiati vini che ogni giorno raggiungono le tavole di tutta Italia.

Verso settentrione troviamo Cossignano. Un insediamento piuttosto antico, abitato già dal VII-VI secolo a.C. dai Piceni. In età romana il territorio era attraversato dalla strada Asculum-Firmum ed è probabilmente da una famiglia dell’aristocrazia romana, possidente di alcuni terreni in zona, i Cossinii che deriva il nome di Cossignano. Nell’età cristiana e medievale la storia di questo centro si legò a quella dello stato pontificio. Resasi autonoma agli inizi del XIV secolo, fu più volte assorbita nella sfera di influenza fermana o ascolana. Nel 1396 ospitò per breve tempo il rettore della Marca Andrea Tomacelli e nel 1433 fu assoggettata da Francesco Sforza. Nel 1581 venne redatto lo statuto del comune di Cossignano; oggi questo documento è conservato presso l’Archivio di Stato a Roma e nella British Library di Londra.

Al confine con la provincia di Fermo sorge Montalto Marche. Il territorio era frequentato già nella preistoria. Nel museo civico sono raccolti numerosi reperti del neolitico, delle culture appenniniche, picena, romana e successive. Nel secolo XIV, le comunità locali si organizzarono nei liberi comuni di Montalto, Patrignone, Porchia. Nel 1418 Montalto elegge autonomamente il Podestà e nel secolo XV è terra di Consulta, dove si tengono le sedute del Presidiato Farfense. Nel XVI secolo papa Sisto V fa aprire una Zecca.

Va ricordato che Montalto ha dato i natali all’architetto Giuseppe Sacconi (1854-1905) autore del Vittoriano a Roma.

Poco distante da Montalto sorge Montedinove. Il paese è arroccato su un colle tra le valli dell’Aso e del Tesino. Il territorio, abitato sin dal tempo dei piceni, accolse nel VI secolo gli ascolani che cercavano riparo dai longobardi. Nel 1039 il paese fece parte della donazione che il feudatario Longino di Azzone fece all’abbazia di Farfa e furono proprio i Farfensi a costruire nel secolo XII le fortificazioni che oggi danno al paese una conformazione quasi circolare. Nel 1279 il paese si elevò a libero Comune, mentre nel 1586, sotto papa Sisto V, entrò nel Presidiato di Montalto. Nei secoli successivi Montedinove è legata allo stato pontificio e ne seguirà le sorti fino all’Unità d’Italia.

Spostandosi verso est, ci si imbatte nel paese di Carassai. La storia vuole che il territorio fosse già popolato da diversi villaggi piceni ai quali si sostituirono i romani dopo la guerra sociale. Intorno all’anno Mille, nel territorio dell’odierna Carassai sorgevano numerosi luoghi di culto, oltre a svariati castelli tra cui ricordiamo quello di Monte Varmine (perfettamente conservato), Camporo e Carassai. Il paese fu distrutto, perché ribelle alla Chiesa, tra il 1324 e il 1325 una prima volta, poi per ordine del Cardinale Albornoz nella seconda metà dello stesso secolo.

Ultimo comune a settentrione del piceno è Montefiore dell’Aso. Alcuni reperti testimoniano la presenza di popolazioni già nel periodo preistorico che si sviluppano durante il periodo romano come dimostrato dalle necropoli del I e II secolo d.C. Durante il medioevo il paese subì una notevole estensione tanto che il castello di Montefiore fu a lungo conteso tra Ascolani e Fermani finché non si raggiunse la pace nel 1421. A Montefiore, per alcuni anni fu attivo il pittore veneto, ascolano d’adozione, Carlo Crivelli che dipinse un importante polittico custodito oggi nella chiesa di S. Lucia.

Avvicinandoci alla costa possiamo visitare Massignano. Secondo alcuni storici fu un sobborgo dell’antica città romana di Cupra. Diventò libero Comune intorno all’anno Mille rimanendo indipendente fino al secolo XIII. Nel 1334 fu assalito da Rinaldo da Monteverde, signore di Fermo, e fu costantemente conteso tra Fermo e Ascoli Piceno. Dal secolo XVI fino all’Unità d’Italia Massignano fa parte dello Stato pontificio ad esclusione di una breve parentesi in cui viene occupata dalle truppe napoleoniche.

Una delle principali attività economiche, oltre all’agricoltura, è stata, nei secoli scorsi, la produzione di terrecotte e ceramiche.

Più a sud è possibile raggiungere Ripatransone. E’ uno dei centri piceni più antichi se si pensa che fu popolato già dal paleolitico inferiore. L’attuale aspetto urbano risale al secolo XI quando Transone (da qui il nome), avutala il feudo dal vescovo di Fermo, riunì i castelli di Monte Antico, Capodimonte, Roflano e Agello. Nel 1205 la città diventò libero comune e si sviluppò talmente tanto che nel 1571 il papa Pio V la elevò al grado di città e diocesi. Nel 1960 entrò a far parte del Regno d’Italia.

Considerata un’importante città d’arte con numerose strutture museali emerge per la produzione di olio e vino.

Ancora più a sud si trova Acquaviva Picena. Sorge su una collina che domina il paesaggio della valle del Tronto. Questo sito fu abitato sin dalla preistoria e successivamente dai piceni e dai romani. Il vero insediamento nacque con l’arrivo dei Longobardi e dei Saraceni che costrinsero le popolazioni costiere a riparare sulle alture prospicenti. Il borgo possedimento farfense nel 947 poi divenne feudo della famiglia degli Acquaviva che vi costruirono una fortezza nel XIII secolo. Nel 1341 Acquaviva passò sotto il dominio di Fermo e costituì un importante baluardo nella guerra contro Ascoli. Nel Quattrocento subì una notevole espansione tanto che l’abitato raddoppiò.

Nel 1799 fu messa a ferro e fuoco dalle truppe antifrancesi capeggiate dal brigante Sciabolone. Nel 1860 Acquaviva entra a far parte del Regno d’Italia.

Risalendo il corso del Tronto troviamo Monteprandone. Nata da un’occupazione tra il IX e il X secolo, a seguito delle invasioni dei Saraceni e degli Ungari. Il più antico documento sul castello di Monteprandone risale all’agosto del 1039, in cui un certo Guido Massaro assieme a Longino donarono all’abbazia di Farfa il castello stesso. La città rimase sotto il controllo dei religiosi fino al 1292 quando la popolazione decise di passare sotto il controllo di Ascoli. Il nome della località sembra derivi da un certo Brandone o Prandone, un cavaliere franco al seguito di Carlo Magno che eresse il castello.

Percorrendo il crinale delle colline, in direzione Ascoli, ci si imbatte in Monsampolo del Tronto. L’attuale centro abitato sorge su un colle, ma i primi insediamenti piceni furono rinvenuti vicino alle sponde del Tronto, dove pressappoco oggi sorge la frazione di Stella. Dopo la guerra sociale il territorio venne occupato dai Romani. Durante il medioevo la popolazione cominciò a spostarsi verso le alture dando vita all’attuale Monsampolo del Tronto. Nel1285 fu devastato dalle truppe pontificie; successivamente fu coinvolto nelle lotte di potere tra le nobili famiglie ascolane.

Risalendo ancora il Tronto si giunge a Spinetoli. I primi insediamenti umani risalgono all’epoca picena, proprio qui, nel 187, venne rinvenuta una necropoli del VII-V secolo a.C. Durante l’epoca romana, la tradizione vuole che fu sede di un tempio dedicato alla dea Tellure. L’incastellamento di Spinetoli avvenne nell’alto medioevo ma è dopo il Mille che i primi documenti citano questo luogo. Il paese, nel 1030, divenne proprietà del vescovo di Ascoli e da quella data rimase legata alle sorti del capoluogo piceno.

Ancora più ad ovest troviamo Colli del Tronto. Sorge su un territorio già abitato in epoche antichissime, come attestato la necropoli romana e le tombe romane rinvenute. Anticamente era denominata Castrum Octavum a significare che la località era posta all’ottavo miglio dal Campidoglio piceno. Nel secolo XIV Colli del Tronto passa sotto la giurisdizione di Ascoli e ne condivide le vicissitudini.

Risalendo le colline verso nord si giunge a Castorano. Abitato in origine da popolazioni picene, fu assoggettato dai romani tra il 296 ed il 297 a.C. Con la caduta dell’Impero romano, Castorano passò prima sotto il controllo dei Longobardi e del Ducato di Spoleto, poi sotto il controllo dei Franchi. Nel 1283, con un atto di vendita, passò sotto il controllo di Ascoli e diventò un importante baluardo nella guerra contro Fermo ed i suoi alleati: Offida ed Acquaviva. Dovette, pertanto, fronteggiare assalti e distruzioni, in particolare, quello del 1534 che quasi distrusse completamente tutto il paese.