Eventi e tradizioni

Sin da tempi antichi, il Piceno è un susseguirsi di feste e tradizioni, ancora oggi non c’è località che non abbia il suo Patrono, la sua festa, la sua rievocazione.

Tra le feste dedicate ai Santi Patroni rimangono fortemente legate al territorio la festa di S. Emidio ad Ascoli, S. Vito a Montalto, S. Benedetto Martire a San Benedetto del Tronto, Santa Maria Maddalena a Ripatransone, S. Basso a Ripatransone. Poi non va dimenticata la Festa della Marina dedicata alla Madonna che ogni anno, nel mese di luglio, si festeggia a San Benedetto con una processione molto caratteristica sul mare e fuochi pirotecnici la sera, ad invocare la protezione sui marinai della città.

uando la QLe antiche Fiere e Mercati sono quasi scomparse, sostituite, da sagre e mercatini tematici (Mercatino dell’Antiquariato ad Ascoli Piceno e l’Antico e le Palme a San Benedetto del Tronto). Rimane radicata nel tempo la tradizionale Fiera di San Martino che si svolge ogni 11 novembre a Grottammare. Ha origini antichissime e richiamava mercanti e contadini di un vastissimo territorio, che accorrevano per vendere o scambiare i prodotti della terra.

Altra festa che ancora oggi sopravvive, e che è legata ad una tradizione antichissima è il Cavallo di Fuoco a Ripatransone. Si svolge ogni anno la domenica dopo Pasqua e consiste in uno spettacolo pirotecnico molto suggestivo. La tradizione si fa risalire al 1682 quando un artificiere di Atri, per creare uno spettacolo d’effetto, decise di cavalcare un cavallo caricato di fuochi artificiali girando più volte la piazza. L’evento rimase talmente impresso nella mente dei ripani che da allora lo rievocano ogni anno, dapprima con un cavallo vero, sostituito nel tempo da una sagoma in legno e poi da una in lamiera.

Molto in voga nel Piceno sono le rievocazioni storiche, che riscoprono e valorizzano le tradizioni storiche delle città. Ad Ascoli molto seguita è la Giostra della Quintana che si svolge ogni anno a metà luglio e la prima domenica di Agosto. Un lungo e sontuoso corte rinascimentale accompagna i cavalieri dei sei Setieri della città al campo di gara, dove devono sfidarsi, armati di lancia, colpendo un fantoccio con le sembianze di un Saraceno, cercando di ottenere il maggior punteggio nel minor tempo.

Ad Acquaviva rivive ogni anno, tra luglio ed agosto, Sponsalia, una rievocazione che ricorda il matrimonio tra Forasteria di Acquaviva e Rainaldo di Brunforte del 1234. La manifestazione prevede il Palio del Duca, una sfida tra i due rioni della città, ma l’evento principale è il banchetto medievale che si svolge all’interno della Fortezza di Acquaviva.

Ad Arquata, ogni anno ad Agosto, con la manifestazione Alla corte della Regina Giovanna si ricorda il soggiorno regina avvenuto tra il 1420 ed il 1435 nella rocca di Arquata. Un corteo in costumi medioevali, composto da soldati, arcieri, paggi, dame, pastori, sbandieratori, musici ed ovviamente dall’immancabile Regina, partendo dalla Rocca scende verso il paese, dove si svolge un lauto banchetto allietato da musici e artisti di strada.

Sempre ad Arquata, ma per la precisione nel borgo di Spelonga, ogni tre anni, con la Festa Bella, viene ricordata la battaglia di Lepanto combattuta tra turchi e cristiani nel 1571. Durante la manifestazione un albero altissimo viene abbattuto da circa 150 spelongani, sui Monti della Laga, e successivamente, dopo essere stato issato e ricoperto di verdura, issato al centro della piazza del Paese. L’albero vuole rappresentare l’albero Maestro di una Nave, a ricordo del gruppo di spelongani che partecipò alla storica battaglia Cinquecentesca. L’episodio è provato da una bandiera turca che venne riportata in patria dagli insoliti marinai ed ora gelosamente custodita all’interno della chiesa parrocchiale.

Templaria, che ogni anno si svolge a Castignano nel mese di agosto, vuole i Cavalieri Tempari, che la tradizione vuole siano passati per il paese piceno, lasciando numerose testimonianze. Per ricordare il passaggio, il borgo duecentesco rivive alcuni giorni da Medioevo, con spettacoli, attori, teatro, dame e cavalieri, artisti di strada e taverne tipiche; il tutto nelle piazze e nelle strade del paese illuminate da fiaccole e luci colorate.

Un discorso a pare meritano i festeggiamenti del Carnevale che hanno le loro maggiori tradizioni ad Ascoli ed Offida. Quella di festeggiare il Carnevale ad Ascoli è una consuetudine molto antica, risalente a prima del Rinascimento. Particolarità del Carnevale ascolano è il susseguirsi di gruppi mascherati che a suon di battute, sketch ed imitazioni animano l’area tra piazza del Popolo e piazza Arringo.

Il martedì grasso a Castignano vanno in scena “Li moccule”, delle piccole lanterne portate in processione accompagnate dal suono della Catubba, una piccola banda composta da piatti, grancassa e tamburi che ha il compito di richiamare a raccolta i castignanesi per accodarsi alla sfilata. La processione culmina in piazza san Pietro dove si svolge la battaglia tra moccoli fino alla loro quasi totale distruzione. Quelli che rimangono ancora accesi vanno ad alimentare un falò che illumina tutta la piazza.

A San Benedetto del Tronto, la domenica ed il martedì grasso si organizza il Carnevale tra le palme caratterizzato dalla sfilata di alcuni maestosi carri allegorici sul lungomare della città.

Ad Offida, invece, il Carnevale è considerato l’evento di maggior interesse dell’anno, soprattutto nei giorni di venerdì (lu bove finte) e martedì (li velurde). Il venerdì grasso, già dal primo pomeriggio, un rudimentale bove di legno e ferro, ricoperto da un telo bianco e portato in spalla da un paio di uomini comincia a girovagare per le vie del paese per arrivare in piazza, dove la folla, vestita con il guazzarò, una veste bianca e rossa, istiga il bove con urla e schiamazzi dando origine a dei movimenti che ricordano la corrida. La festa si conclude con l’uccisione, simbolica, del bove e la successiva sfilata del bove morto. La sera del martedì grasso, invece, va in scena l’atto finale del carnevale offidano. I velurde sono dei fasci di canne imbottiti di paglia, che vengono accesi e portati in spalla da centinaia di offidani. La processione si conclude in piazza dove i velurde vanno ad alimentare un grande falò.