La Montagna

Ad occidente della città di Ascoli, il paesaggio diventa via via sempre più selvaggio e meno abitato, fino a giungere ai piedi della catena dei Monti Sibillini. Caratterizzati da uno dei paesaggi montani più caratteristici del centro Italia, raggiunge la massima elevazione con il massiccio del monte Vettore (2476 mt). Le bellezze paesaggistiche dei boschi, delle valli e delle vette si alternano con i piccoli gioielli costruiti dall’uomo. Piccoli borghi arroccati sui colli gioielli architettonici isolati come santuari, oratori e chiese tutti di epoca medievale o dell’inizio dell’era moderna.

Oltre i monti Sibillini non vanno però dimenticati i Monti della Laga, che pur sviluppandosi nelle regioni di Lazio ed Abruzzo, attraversano per un tratto la provincia, nei comuni di Acquasanta Terme ed Arquata del Tronto. Un ambiente decisamente più aspro, caratterizzato da valli incise e profonde, numerosi corsi d’acqua che in alcuni tratti danno origine a cascate spesso imponenti per altezza e portata d’acqua, come quelle della Prata e della Volpara nel territorio di Acquasanta.

La flora della montagna picena è costituita principalmente da boschi di orniello, carpino nero, leccio, ma soprattutto da faggi e castagni. Riguardo la fauna, vanno segnalate le presenze di cinghiali, caprioli, cervi e lupi e più raramente di orsi e daini.

Negli ultimi 20 anni la tutela al patrimonio floro-faunistico del Piceno è stato oggetto di un’elevata tutela da parte delle amministrazioni. Sono ben due i parchi nazionali che si estendono in parte nel territorio provinciale: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Uno dei principali centri montani del piceno è senz’altro Montemonaco, il più alto alto capoluogo comunale della provincia, posto a quasi 1000 metri d’altitudine. Il nome viene fatto risalire ad un nucleo di monaci Benedettini stabilitisi nell’altipiano già dal VIII secolo. Fu nel XIII secolo che i feudatari dei vari centri rurali decisero di costituirsi in libero comune e costruire le alte mura in pietra intervallate da torrioni. Imponenti e fiere le mura di Montemonaco respinsero, nei secoli, vari tentativi di assedio da parte di Norcia, Montefortino, Amandola ed Arquata. Con il tempo l’importanza strategica di Montemonaco andò via via scemando e le antiche mura vennero lasciate all’incuria.

Non va dimenticato che Montemonaco è legato al mito della Sibilla e della sua mitica Grotta e per secoli ne è stato influenzato soprattutto per la presenza di avventurieri, alchimisti e negromanti, alla ricerca di quell’antico mito.

Percorrendo le pendici dei monti Sibillini verso sud si arriva ai piedi del Monte Vettore, dove sorge Montegallo. Territorio molto esteso e costellato da ben 23 frazioni quello di Montegallo, che ha la sede amministrativa nel capoluogo Balzo. Conosciuta nel XIV secolo come Mons Sanctae Mariae in Gallo, assunse l’attuale denominazione nel XVI secolo. Nel 1250 entra nella sfera di influenza di Ascoli Piceno, con l’obbligo di avere come castellano un cittadino ascolano e di offrire annualmente l’omaggio del Palio nella ricorrenza festiva di S. Emidio. Nel capoluogo Balzo è da segnalare il palazzo Branconi, mentre in tutte le frazioni è possibile trovare esempi di edilizia civile e religiosa risalente al periodo tra il Cinquecento e l’Ottocento.

Continuando il cammino ai piedi dei Sibillini, verso sud, si giunge ad Arquata del Tronto. Il territorio montano del comune è l’unico in Italia ad essere ricompreso tra due parchi nazionali, quello dei Monti Sibillini a nord e e quello del Gran Sasso-Monti della Laga a sud. Per la sua posizione strategica e dominante, l’antica Surpicanum fu per secoli contesa tra Ascoli e Norcia. La costruzione della Rocca avvenne nel Duecento, ma raggiunse il massimo splendore nel XV secolo quando a soggiornarvi fu la regina Giovanna II d’Angiò di Napoli. Oltre la Rocca, meritano una menzione il Crocifisso in legno policromo (sec. XII-XIII) conservato nella chiesa di Capodacqua, una riproduzione Seicentesca della Sacra Sindone conservata nella chiesa di San Francesco a Borgo e la bandiera che la tradizione vuole sia stata strappata ai Turchi, da arquatani, durante la battaglia di Lepanto (1571) oggi conservata nella chiesa di sant’Agata a Spelonga.

Ridiscendendo il corso del Tronto si giunge ad Acquasanta Terme. I primi insediamenti nella zona risalgono addirittura alla preistoria. Durante il periodo romano, l’antica Vicus ad Acquas era conosciuta ed apprezzata per la qualità delle sue acqua termali. Dopo la caduta dell’Impero Romano la città venne insediata dai Longobardi, vide il passaggio dei Franchi e subì l’influenza dei monaci benedettini dell’Abbazia di Farfa finché non passo sotto il dominio dei vescovi-conti di Ascoli. Durante il Settecento la zona di Acquasanta conosce il fenomeno del Brigantaggio con le scorribande di gruppi di banditi guidati da Giuseppe Costantini detto Sciabolone. Durante la Seconda Guerra Mondiale il territorio attorno ad Acquasanta conosce la resistenza dei partigiani italiani e slavi, culminata nel 1944 con l’eccidio di Pozza ed Umito.

Oggi l’economia di Acquasanta è legata indissolubilmente alle sue Terme ed al suo stabilimento che annualmente accoglie migliaia di visitatori, ma soprattutto al travertino che viene estratto nelle cave del territorio.

Ritornando verso nord, fino al fiume Aso, ci si ritrova in località Comunanza. I primi insediamenti risalgono al V-VI secolo quando alcuni cittadini di Ascoli vi si trasferirono per sfuggire alle numerose scorribande e al susseguirsi delle invasioni barbariche. Il borgo e il vicino castello, costruito sul Monte Pasillo, furono lungamente contesi da Amandola ed Ascoli per poi rimanere nella sfera d’influenza di quest’ultima. Il borgo attuale si è sviluppato nel Cinquecento con la costruzione delle possenti mura che oltre a difendere il caseggiato dovevano fungere da argine per il fiume Aso. Da segnalare la chiesa di Santa Caterina che al suo interno conserva una collezione di tele dei Ghezzi.

Oggi la vita di Comunanza si sviluppa soprattutto nel moderno centro abitato cresciuto contemporaneamente allo sviluppo della laboriosa zona industriale.

Spostandosi verso est, su uno dei colli che domina la Valdaso sorge Force. Il nome di questa località si vuole far derivare dalla parola “Forca”, ovvero luogo di passaggio tra le valli dell’Aso, del Tesino e del Tronto. L’origine del paese si fa risalire al V secolo quando, durante le invasioni barbariche, popolazioni dei paesi vicini vi si insediarono, attratte dalla particolarità del luogo , facile alla difesa.

Force è famosa per l’arte di preparare utensili in rame. Sembra che questo tipo di lavorazione sia stato introdotto dai monaci Farfensi o da tribù zingare insediatesi nel territorio forcese.

Alle pendici del monte dell’Ascensione sorge il paese di Rotella. Di origini antichissime, forse preromana, deve il suo nome alla sua posizione strategica su di un’ansa fluviale di forma rotonda. Fu eretta, dai monaci benedettini, a castello di difesa, nel X secolo. Dopo essere stata per un breve periodo sotto il dominio di Ascoli, nel 1356 passò sotto il controllo dell’abbazia di Farfa. Antichissime sono anche le frazioni di Capradosso, Castel di Croce, Poggio Canoso, sorte anch’esse intorno all’anno Mille come castelli di difesa dello Stato di Ascoli. Autonomi fino al 1860, oggi ricadono tutti sotto il comune di Rotella.

Palmiano, con i suoi circa 200 abitanti, è senza dubbio uno dei Comuni più piccoli d’Italia. IL suo nome si vuole derivi dalla conformazione delle colline che lo circondano assomiglianti, nella posizione, al palmo di una mano. Il castello di Palmiano venne costruito nel XV secolo da una comunità di monaci benedettini; dell’intera opera oggi rimane una torre a base quadrangolare in località Pedara. Molte delle informazioni storiche della località sono andate perdute quando nel Settecento, durante il periodo del brigantaggio, il borgo fu assediato e devastato tant’è che l’archivio andò in fumo a seguito di un incendio appiccato dagli stessi briganti.

A pochi km da Palmiano sorge Venarotta. L’origine del nome è piuttosto controversa. Alcuni sostengono che durante il VI secolo, alcuni fuoriusciti ascolani si insediarono e costruirono su un’altura un tempio dedicato alla dea Venere; altri, invece sono convinti che il nome sia riconducibile ad una vena (parola che indica una sorgente sotterranea o una cavità del terreno). La località, dalla sua fondazione, restò autonoma per molto tempo, finché non fu espugnata da Ascoli nel 1237. Una volta persa la libertà, Venarotta rimase assoggettata al capoluogo Piceno condividendone le vicende storiche.

Non molto distante da Venarotta, sorge il comune di Roccafluvione. E’ un comune sparso con sede nella frazione di Marsia; il nome del comune deriva dai castelli sparsi nella zona e dal fiume Fluvione che lo attraversa. Il territorio era abitato sin dal neolitico, come dimostrano alcuni reperti conservati nel Museo Archeologico di Ascoli Piceno. Molto probabilmente in questo territorio fu presente la popolazione dei Marsi accorsa in aiuto di Ascoli durante la guerra sociale (da qui il nome della località Marsia). Dall’XI secolo tutta la zona del Fluvione passò sotto la giurisdizione di Farfa che favorì un notevole sviluppo economico e sociale e religioso come testimoniano le numerose chiese sparse sul territorio.